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Calascibetta, la storia

Calascibetta ha origini antiche, forse risalenti alla preistoria, come sembrano suggerire i numerosi ritrovamenti nell'area intorno alla rupe su cui sorge la città, mentre l'attuale centro cittadino sembra probabilmente originato da un castello arabo sulle cui rovine si stabilirono i Normanni.

Il primo abitato coerente in cima alla rupe sembra essere più probabile di origine araba come si può dedurre facendo derivare il nome dall'arabo Kalath Shibet, latinizzato dapprima in Calathaxibecta e poi nell'italiano Calascibetta.

In seguito sui ruderi di una vecchia fortezza araba sembra che i Normanni del Conte Ruggero abbiano impiantato il primo embrione dell'attuale Calascibetta. Questa parte della storia è senz'altro meno oscura perché più recente ed ha inizio nel 1062 allorché il Conte Ruggero d'Altavilla occupò con il suo esercito il monte Xibet per utilizzarne la posizione strategica e sferrare l'attacco decisivo contro i Saraceni arroccati ad Enna. " Vedendo Rugiero, che l'assediò, che l'espugnazione di Enna era difficile, tirò gli alloggiamenti e portò l'esercito sopra un colle, ch'è lontano da Enna quasi due miglia, e non è diviso da lei, se non da una valle, il quale luogo si chiama Calascibetta " (Fazello "STORIA DI SICILIA").

La vittoria del Conte venne dopo la decisiva battaglia alle pendici del monte. Dopo di allora la cima del costone roccioso divenne insediamento stabile protetta dalle mura del Castello Marco dentro le quali iniziarono a sorgere gli edifici religiosi dedicati , a S. Pietro ed a Maria SS. Assunta.

Le vicende storiche di Calascibetta nella fase immediatamente successiva furono quelle del resto della Sicilia, con la sottomissione al giogo prima Normanno e poi Angioino. Con la presenza degli Aragonesi Calascibetta ospitò Pietro II, figlio di Federico II, il quale abitò la cittadina sino al giorno della sua morte nel 1347.

Prima della sua morte Pietro II concesse al paese che lo aveva adottato alcune concessioni cui se ne aggiunsero altre successivamente per premiare i Calascibettesi per la loro fedeltà alla corona di Spagna. Ma Calascibetta fu soprattutto città libera, gelosa delle proprie prerogative di indipendenza ed insofferente al giogo feudale, come dimostrano le volte in cui i suoi abitanti andarono incontro a grandi privazioni pur di poter riscattare la propria libertà.

Nel 1535, infatti, Calascibetta, fu data in pegno dal re Carlo V a Ludovico Vernagallo. Riconquistata la propria libertà e la propria autonomia, pagando la somma del riscatto perché fosse affrancata dalla servitù, Calascibetta si poté fregiare del titolo di " Città Vittoriosa " che si aggiunse poco più in là nel tempo, all'altro titolo di fidelissima. Questi titoli sono ancor oggi presenti nella scritta " Victoriosa et Fidelissima Urbs Calaxibectae " che appare tra gli artigli dell'aquila del gonfalone della città. Non ci sono notizie particolari nella storia xibetana tra questa epoca ( 1550 c. ) e l'epoca moderna ( 1800 ).

Tra il 1848 ed il 1860 gli xibetani ancora una volta mostrarono il proprio fiero desiderio di libertà partecipando alle insurrezioni popolari ed alla spedizione garibaldina che portarono all'unità d'Italia. Nei due conflitti mondiali ( 1915-1918 prima guerra e 1940-1945 seconda ) anche Calascibetta contribuì con il sangue dei suoi cittadini a difendere il valore della libertà.

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